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Sempre più persone oggi, sia per scelta che per necessità, vivono e lavorano da freelance, con la sola compagnia del loro computer e di una linea internet.

È un percorso non semplice, che richiede autodisciplina e versatilità. In cambio, però, promette grande libertà e la possibilità di lavorare quando si vuole, con chi si vuole e dove si vuole.

Ma come vanno davvero le cose dal punto di vista della dispendiosità, della possibilità di guadagnare e di risparmiare? Lo abbiamo chiesto a Sara Pupillo, autrice del libro “Felice e Freelance” (Morellini Editore).

“La routine dei freelance -ci ha spiegato- è in genere molto più adatta al risparmio rispetto alla vita di chi va in ufficio tutti i giorni: tanto per cominciare, non esiste un dress code. Il che però non significa che si sta in pigiama tutto il giorno ma che, banalmente, ci si può vestire come si vuole, in base alle proprie inclinazioni. Al contrario, negli uffici spesso si è tenuti a indossare una sorta di divisa: giacca e cravatta per gli uomini, abiti sempre eleganti per le donne... Essere freelance significa poter comporre il proprio guardaroba come si desidera. E questo è già un gran risparmio, oltre che una bella libertà."

"Ma non è il solo aspetto positivo: la fetta maggiore di denaro che un freelance riesce a tenere per sé riguarda i trasporti. I lavoratori tradizionali devono infatti raggiungere quotidianamente il luogo di lavoro, spesso con lunghi tragitti nei mezzi pubblici o in auto, che richiedono esborsi di denaro non indifferenti. Anche sulle vacanze ci sono margini per spendere meno dei lavoratori tradizionali, perché, se lo condizioni di lavoro e familiari lo consentono, il freelance può andare in vacanza a Giugno o Settembre, evitando la ressa e i rincari dei periodi di alta stagione”.

Certo, non sono tutte rose e fiori.


“Il problema è che, tendenzialmente, i freelance guadagnano meno dei lavoratori dipendenti: non hanno né ferie pagate, né malattia, né premi di produzione. Inoltre si trovano a gestire da soli la loro contabilità, sobbarcandosi anche le spese del commercialista. Ma, per questo, basta attrezzarsi. Così come è bene prepararsi ai periodi in cui, per varie ragioni, il lavoro scarseggia o non gira. Oppure, come spesso accade, ai periodi di ‘latenza’ tra l’emissione di una fattura e il suo effettivo incasso”. Per evitare sorprese, soprattutto se si lavora da freelance e non si hanno entrate fisse, è buona norma stilare un budget il più preciso possibile delle entrate previste e soprattutto delle uscite che si pensa di affrontare nei mesi a venire.


Oltre a questo, potrebbe essere utile, ai freelance, accantonare qualche piccola cifra per le tasse o i contributi previdenziali. Si tratta di una piccola forma di previdenza che permetterà di affrontare gli imprevisti dell'ultimo minuto, senza farsi trovare impreparati.

“Basta organizzarsi, o come spesso dico io, responsabilizzarsi. Chi ha un lavoro dipendente ha un flusso di denaro costante e, in genere, è il datore di lavoro che pensa a tutto: dai contributi al TFR, fino alle imposte. Un freelance, al contrario, deve fare tutto da solo”. Da solo, o con l’aiuto di Oval.

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