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Iniziamo con una statistica: nel 2018 "nelle prime 20 aziende al mondo di servizi finanziari, le donne erano presenti per il 18% nei comitati esecutivi, più che nel 2014, in cui erano il 13%". Insomma: le donne presenti erano meno di 1 su 5 e in aumento solo del 5% in quattro anni. E non ci fermiamo qui: le statistiche mostrano che le donne che si trovano in posizioni al vertice sono spesso pagate molto meno della loro controparte maschile, con stime per cui i loro stipendi sarebbero circa il 58% di quelli degli uomini.

Dunque, perché tutto questo? Perché ci sono così poche donne che lavorano nell'industria finanziaria e quali sono le conseguenze per questa cronica sottorappresentazione di una metà della popolazione mondiale?

Perché sono sottorappresentate?


La ragione per cui esiste una costante sottorappresentazione delle donne in finanza è una questione complessa e sfaccettata. In ogni modo, ci sono alcuni motivi chiave, che sembrano essere stati determinanti, nel corso del tempo, per il perpetuarsi di questo problema.

In primo luogo, la "finanza" ed il "mondo finanziario" sono sempre stati tradizionalmente come una sorta di vecchio club maschile. In effetti, è soltanto nel 2001 che Clara Furse divenne la prima donna a dirigere la Borsa di Londra, tenendo ben presente l'importanza della cosa dal momento che è una delle Borse più antiche al mondo e che può far risalire le proprie origini a 300 anni fa. Data questa mentalità da club maschile, per lungo tempo le donne sono state scoraggiate dall'aspirare a ruoli che sembravano avere caratteristiche intrinsecamente da uomini e non possedevano di converso le giuste conoscenze per poter aspirare a posizioni di rilievo.

La mancanza di possibilità è anche stata spesso interpretata, erroneamente, come mancanza di interesse e, data questa percezione, è stata incoraggiata nel suo perpetuarsi questa cultura da club maschile, che alla fine ha anche iniziato a permeare il modo in cui l'educazione finanziaria veniva trasmessa a scuola alle giovani donne. Questo dato è sostenuto ancora una volta da statistiche che mostrano che sono meno le ragazze, rispetto ai ragazzi, a ricevere un'educazione finanziaria appropriate duranti gli anni della scuola, anche se, per fortuna, bisogna dire che questo numero sta progressivamente migliorando.

La mancanza di educazione in queste materie in una fase precoce del proprio percorso di vita porta ad un'inevitabile eliminazione da percorsi professionali a queste associati più avanti nel tempo, specialmente se teniamo conto, ad esempio, di sistemi educativi come quello britannico che richiede agli studenti di restringere il proprio campo di studi a tre sole materie, fin dai sedici anni.

Questo instaura un circolo vizioso, in cui le poche donne che ricevono l'istruzione necessaria a poter lavorare in finanza portano a meno donne in posizioni di potere all'interno di quel settore, che potrebbero invece costituire un modello per le giovani donne, in modo che queste potessero cercare di intraprendere una carriera in questo campo.

Infine, non è un segreto per nessuno che il fatto di occuparsi dei figli pesi sovente sulle spalle delle donne nella maggior parte dei nuclei familiari, con i recenti risultati dell'ONS che mostrano come le donne di fatto svolgono più del 60% del lavoro non retribuito rispetto agli uomini. Questo ha come conseguenza il fatto che non soltanto le donne lavorino più ore in molti casi, ma anche che debbano avere una maggiore flessibilità riguardo alle ore in cui lavorano e ai luoghi in cui possono lavorare.

Il lavoro flessibile e quello online sono pertanto alcune delle soluzioni più ovvie che le aziende possono applicare per favorire maggiormente le donne sul posto di lavoro, ma sarà necessario, nel tempo, arrivare a cambiamenti sociali significativi come un'equa condivisione della cura dei figli e del lavoro non retribuito all'interno del nucleo familiare.

Conseguenze della sottorappresentazione    

Va benissimo volere un'uguaglianza di genere per amore dell'uguaglianza in sé, ma molti esperti sottolineano anche il danno economico creato da questa disparità sulle economie nazionali e globali nel loro complesso. In un'intervista sul Guardian Christine Legarde, ex direttore del Fondo monetario internazionale e attuale presidente della BCE, ha detto che "alcuni paesi potrebbero dare un impulso alla propria economia del 35% colmando il divario di genere sul luogo di lavoro".

Faceva riferimento a qualsiasi campo, non soltanto alla finanza, ma le implicazioni della sua affermazione sono chiare: finché le donne non saranno pienamente rappresentate in ogni settore e le disuguaglianze colmate, continueranno ad esserci annose conseguenze sociali ed economiche.

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