Start Now, Download Oval. App Store Google Play

Discover tips and tricks on how to save and invest money by Oval Money

Il 2019 sta per finire e possiamo iniziare a tirare le somme di un anno che, nonostante un quadro politico e finanziario molto instabile, tutto sommato ha 'tenuto' e che, anzi, si prepara a chiudere in rialzo. Buon per gli investitori e per chi, nonostante le cautele del caso, ci ha creduto.

Crescita nonostante i problemi: perché?


La ragione della crescita costante, nonostante le questioni aperte di Brexit e della guerra commerciale USA-Cina, ha a che fare soprattutto con le politiche di sostegno alla liquidità decise dalle banche centrali americana e europea, e con una certa ripresa degli investimenti industriali che ha portato (almeno in USA e nei paesi più forti dell’Eurozona, come Italia, Francia e Germania) a un lieve, ma costante, aumento dell’occupazione. Anche gli utili delle aziende principali, che pure non sono cresciuti, non sono nemmeno diminuiti, restando sostanzialmente piatti. Il che, paradossalmente, è una buona notizia, almeno in una situazione di grande incertezza quale è quella di questi mesi.

I numeri

L'indice S&P 500 è aumentato del 3,6% in termini di rendimento totale, portando il suo rendimento da inizio anno a oltre il 25% e mettendolo sulla buona strada per la migliore performance dell'anno solare dal 2013.

Anche per quel che riguarda l’indice italiano FTSE MIB i numeri sono buoni: l’anno si chiude con + 18,45% e  lo stesso vale per l’indice Europeo EuroStoxx50 che chiude a + 16% su base annua.

Un bel bottino, soprattutto se si pensa che i presagi per l’anno che si sta avviando alla chiusura erano pessimi.

Guardando al 2020: i segnali buoni...


A far ben sperare gli investitori, che pure rimangono cauti, è l'ottimismo attorno a un possibile prossimo accordo commerciale tra USA e Cina che, si spera, possa evitare un nuovo aumento dei dazi, o addirittura portare a una loro riduzione (ne sapremo di più il 15 dicembre).

In Europa, ancor più che negli USA, le cose hanno preso una direzione cauta ma positiva, specie dopo le elezioni dello scorso maggio che hanno tenuto a freno le spinte anti-europeiste, molto temute dai mercati. Secondo un’analisi pubblicata da JP Morgan:  “L'attività in Europa è stata per lo più migliore rispetto ai mesi precedenti, con il percepito allentamento delle tensioni commerciali. La fiducia dei consumatori dell'eurozona è migliorata e ci sono state notizie migliori in tutto il settore manifatturiero”.

….E quelli meno buoni

Segnali meno buoni arrivano invece dalla Cina che, anche per effetto della guerra commerciale con gli USA e per le rivolte di piazza di Hong Kong sta subendo un’importante battuta d’arresto nella sua (quasi) irrefrenabile crescita: la produzione industriale è cresciuta del 4,7% su base annua, il che è sì un dato molto buono in assoluto, ma che delude le aspettative degli investitori, che dalla Cina si aspettavano una crescita maggiore del 5%. Anche le vendite al dettaglio sono cresciute ‘solo’ del 7,2% su base annua, rispetto a un ritmo più vicino all'8,5% verificatosi nella prima metà del 2019.

Segnali tutti da capire:

Il primo, Brexit


Le questioni in sospeso, per ora
, sono sostanzialmente due: la prima riguarda il Regno Unito, l’infinita questione Brexit e i possibili effetti che potrebbe avere sui mercati internazionali. Anche in questo caso ne sapremo di più tra qualche giorno, dopo che, il 12 dicembre, si saranno celebrate le elezioni e sapremo che aspetto avrà il nuovo parlamento. Se ci sarà una solida maggioranza Conservatrice, allora, verosimilmente si andrà incontro a una Brexit dura e pura (probabilmente senza accordo: lo scenario che gli investitori temono di più); se invece, a dispetto dei sondaggi, il partito Conservatore non dovesse avere la maggioranza si andrebbe incontro a nuove proroghe e trattative e forse persino a un nuovo referendum.

Questo scenario si verificherebbe sia nell’ipotesi in cui i Laburisti di sinistra ottenessero la maggioranza del Parlamento (ipotesi che appare improbabile) sia nel caso in cui i centristi europeisti Lib Dem e i Laburisti ottenessero un numero di voti sufficiente a inficiare la maggioranza Conservatrice e a creare un ‘hung parliament’, cioè un parlamento sospeso.

Il secondo: Aramco


Un altro tema a cui i mercati guardano con interesse è la IPO di Aramco: si tratta della compagnia petrolifera di stato dell'Arabia Saudita, nonché la più grande e ricca compagnia del mondo (valore stimato: 2.000 miliardi di dollari; il doppio di Apple, per darti un'idea). Il suo esordio sui mercati del mondo era stato previsto per le settimane scorse, ma poi un repentino cambio di programma ha fatto sì che venisse quotato solo sul mercato locale. La questione però è ancora aperta e il suo possibile impatto sulle finanze del mondo è ancora tutto da valutare.

Il terzo: l'impeachment di Trump


Infine per il 2020 (ne parleremo molto nei prossimi mesi, nda) ci sarà da tenere d'occhio la politica americana: entro la fine dell'anno sapremo se la presidenza è stata bruscamente interrotta dal Congresso. Saremmo davanti a un caso senza precedenti (Andrew Johnson, alla fine dell'800, e Bill Clinton sono stati processati dal Congresso, ma nessuno è mai stato destituito). Probabilmente la sostituzione Repubblicana al Senato proteggerà il suo Presidente e lo assolverà, ma è inevitabile che la faccenda interessi molto i mercati.

Oval non fornisce consulenza finanziaria, in caso di domande si consiglia il parere di un esperto.

Scarica l'app

#BeMoneyWise

App Store Google Play