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Prima ancora che con una definizione, per inquadrare il fenomeno Fintech si può partire da qualche numero: le ultime rilevazioni ci dicono che in Italia 11 milioni di persone abbiano provato almeno un servizio di questo tipo nel 2018, ma soprattutto che siano state il 54% in più rispetto all’anno precedente (fonte: Osservatorio PoliMi).

Di cosa si tratta, dunque? Questo è un po’ più complicato da spiegare, soprattutto se l’obiettivo è coglierne l’essenza tralasciando i tecnicismi: il termine Fintech, infatti, è l’abbreviazione di Financial Technology e identifica tutte quelle organizzazioni che forniscono prodotti e/o servizi finanziari facendo perno sulle più avanzate tecnologie digitali disponibili al momento. Oval, giusto per fare un nome familiare, fa parte dell’universo Fintech.

Fintech: la trasformazione digitale della finanza

Per comprendere il valore rivoluzionario di questo fenomeno, bisogna fare un piccolo passo indietro. L’evoluzione della tecnologia digitale ha reso ognuno di noi estremamente esigente e sempre connesso col mondo: quando acquistiamo un prodotto lo vogliamo ricevere il giorno dopo e se qualcosa non va siamo subito pronti a entrare in chat con l’azienda; pretendiamo dunque anche dal mercato finanziario, che tradizionalmente ha resistito un bel po’ al cambiamento, la stessa velocità, rapidità, le stesse dinamiche social e interattive che fanno parte della nostra quotidianità. Per esempio, pensiamo a quanto sia cambiato il rapporto delle persone con la propria banca: chi ha qualche capello bianco ricorda tante mattinate trascorse in filiale per prelevare, versare o fare un bonifico; i digital natives, probabilmente, in filiale non ci sono mai entrati. Ed è giusto così.

Sostanzialmente, il fenomeno Fintech nasce per due motivi: un po’ per allineare servizi e attività di tipo finanziario alle dinamiche del mondo connesso, social e interattivo di oggi, ma soprattutto per inventare modelli e prodotti totalmente nuovi e innovativi. Non è un caso che la maggior parte dei servizi Fintech siano app per dispositivi mobile, che abbiano user experience letteralmente perfette e offrano servizi che un tempo non erano minimamente ipotizzabili. Fintech, in fondo, è l’innovazione nel mondo della finanza, resa possibile dalle tecnologie digitali e fornita da aziende che fanno dell’agilità, della competenza tecnica e dei modelli di business innovativi i propri cavalli di battaglia.

Prendiamo Oval, per esempio: l’idea di accumulare in un wallet digitale una somma di denaro che dipende dagli acquisti, dai passi fatti ogni giorno o da altre regole definite dall’utente, non è per caso innovativa? Un modello di questo tipo sarebbe stato possibile 15 anni fa? Probabilmente, no. Inoltre, come da paradigma Fintech, la sua user experience è ottimizzata sotto tutti i punti di vista, mette l’utente al centro, permette di fare tutto con un click e si fonda su un altro caposaldo dell’universo 2.0: l’automazione. Le persone risparmiano senza dover fare nulla, investono toccando qualche volta lo schermo, prelevano soldi dal proprio wallet in una manciata di secondi: avete presente quanto ci si impiegava un tempo?

Fintech: nessun limite all’innovazione

Il bello del Fintech è che non ci sono limiti per quanto concerne i servizi che si possono ipotizzare e poi proporre: un sistema di pagamento “social”, trasferimenti di denaro particolarmente innovativi, elaborazione e monetizzazione dei dati sulla base di algoritmi di Intelligenza Artificiale e mille altre possibilità che magari non sono ancora state esplorate ma lo saranno a breve.

Chi ci vuole provare deve avere un’idea brillante, deve pensare a come migliorare la vita dei suoi utenti, metterli al centro delle proprie attenzioni; deve poi trasformare l’idea in modello di business e sfruttare la tecnologia giusta. Certo, è facile a dirsi ma non a farsi. Però, fortunatamente l’impianto normativo aiuta: nonostante il mondo della finanza sia molto complesso e fortemente regolato da una miscela di normativa locale e comunitaria, il recente regolamento europeo PSD2 sta abbattendo le barriere all’ingresso e permettendo alle aziende che vogliono proporre servizi innovativi nel mondo della finanza di farlo contando sulla collaborazione degli operatori tradizionali, cioè delle banche.

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