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Passata la sindrome da rientro? Se la risposta è sì, buon lavoro! Se la risposta è no, sappi che ti siamo vicini.

Dopo le vacanze non è sempre facile ricominciare a pieno regime, specie se il lavoro che fai non ti soddisfa e non risponde alle tue aspettative (magari è quello che è capitato e poi te lo sei tenuto o, peggio, te lo sei pure scelto).

Il fatto di avere un lavoro che non ci piace e non ci realizza del tutto non è una faccenda da poco. Anzi, alle volte può far andare tutto storto. Basti pensare che, in una giornata tipo, passiamo più tempo con i nostri colleghi che con i nostri familiari e che al lavoro dedichiamo le nostre migliori energie, nonché buona parte del nostro tempo. Per questo, dal lavoro, passa buona parte della nostra realizzazione personale - e della nostra felicità.


E per questo, spesso, chi vuole cambiare qualcosa nella sua vita parte proprio dal voler cambiare lavoro.

Tra il dire e il fare….


Il problema è che una cosa è voler cambiare lavoro, una cosa è farlo davvero. Spesso molte cose ci frenano: dalla paura di non trovarne un altro, a quella di non riuscire a mantenere il proprio tenore di vita. Infine, poi, ammesso pure di non essere bloccati da queste due domande, ce n’è una terza, ancor più complicata: cosa voglio fare davvero?

Qui entra in gioco l’Escape Coach


A dare una mano a chi non sa come rispondere a queste tre domande ("Cosa posso fare? Cosa devo fare? Cosa voglio fare?") pensa una particolare figura professionale, l’Escape Coach.

Il mio lavoro - ci spiega Monica Lasaponara, la prima in Italia a occuparsi di questo tipo di consulenza - è quello di aiutare le persone ad avere un piano B. E a ricordare che, qualunque cosa intendano fare, lo scopo del gioco è stare meglio, non diventare poveri”. Il modo in cui Monica aiuta i suoi clienti è quello di accompagnarli in un bagno di realtà, dal quale però usciranno fortificati e con le idee più chiare, non confusi e frustrati.

La prima cosa che Monica fa è mettere su un foglio i problemi, le aspirazioni e le reali e concrete necessità.

Occorre mettersi a tavolino e scrivere cosa si vuole fare davvero della propria vita e delle proprie giornate, di quale budget si ha bisogno per partire (e qui può aiutarti Oval), di quanto si ha bisogno di guadagnare per affrontare le proprie spese quotidiane" spiega Monica, "Lasciare un lavoro per fare qualcosa che ci realizzi, sia questo un lavoro nel sociale, un’attività in proprio, una startup, non deve farci diventare poveri, anzi. Occorre capire qual è la soglia economica sotto la quale non si può o non si vuole scendere e poi, una volta individuata una cifra minima, trovare un modo per raggiungerla”.  

Viva il nomadismo digitale, abbasso l’ufficio!

In questi ultimi anni -continua Monica- chi si rivolge ai miei workshop o chiede la mia consulenza, ha soprattutto un desiderio: liberarsi della schiavitù dell’ufficio. 'Perché andare tutti i giorni in un luogo lontano, magari con colleghi antipatici, quando la stessa identica cosa si può fare da casa o da una spiaggia, con un computer e una connessione?' mi chiedono. La risposta è che no, oggi non è scritto da nessuna parte che bisogna andare per forza in ufficio. Ma per poter diventare un ‘nomade digitale’ occorre trovare (o inventarsi ex novo) un lavoro che possa essere fatto ovunque”.

Volere è potere?

Volere non è sempre potere. Ma possiamo provarci. Molte persone, per esempio, si rendono conto che per fare quello che più desiderano devono rimettersi a studiare, e in tal caso devono essere disposte a affiancare al loro lavoro normale, per i successivi due o tre anni, anche i libri. Altre persone devono invece prendere in considerazione di trasferirsi. Altre Altre ancora che devono mettersi in proprio, con tutto quello che l’avvio di una start-up comporta, in termini economici e di organizzazione”.

Quello che non può mancare

In questi di anni di coaching -conclude Monica- ho imparato che cambiare vita è quasi sempre possibile, ma non è quasi mai facile. Per farlo davvero occorre una volontà di ferro, un sacco di coraggio e un piano che sia il più preciso possibile. Non ci si può permettere di improvvisare”. Poi certo, qualche risparmio da parte fa comodo. Ma a quello, ci pensa già Oval.

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