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Cos’è successo sui mercati a luglio? Lo diremo in termini molto semplici: nulla. O quasi.

Non si tratta di una novità, né di un brutto segnale. Anzi, si tratta di una conferma di quel che è successo negli ultimi mesi. Fino ad ora, infatti, il 2019 è stato caratterizzato da grande cautela, timide crescite e timide cadute, nessuna delle quali ha portato grandi benefici né, per fortuna, grandi perdite.

Luglio, non è stato diverso dagli altri mesi: +0,74% l’indice italiano FTSE Mib e crescita moderata (tra il 2 e il 3%) anche per gli indici americani Nasdaq e S&P.

Cosa significa questa quiete?


Di nuovo, lo diremo in termini molto semplici: significa che l’economia in sé sta ancora bene e ha le basi per crescere e essere solida. Ma che gli investitori non si fidano del tutto del quadro internazionale.

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Incertezze vecchie e nuove:

Quelle vecchie…

Come detto altre volte in questa rubrica, ci sono tre temi di natura politica (e di conseguenza economica) che non fanno dormire tranquilli i mercati. Il primo è la guerra commerciale tra USA e Cina, il secondo è la questione Brexit, il terzo è l’instabilità politica interna all’Europa.

Attenzione però: quando parliamo di incertezze non lo facciamo per usare un sinonimo gentile di ‘problemi’ ma proprio perché nessuno sa come queste cose andranno a finire. Potrebbero imboccare una strada e avere pesanti ripercussioni economiche e finanziarie. Oppure imboccarne un’altra e dare nuovo e vitale slancio all’economia.

… e quelle nuove


In attesa di chiari segnali di soluzione, rispetto alle tre grandi questioni che da mesi tengono banco, gli operatori di borsa guardano altrove in cerca di un segnale che smuova le acque. In particolare si tratta di tre incognite.

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1. La possibile estensione della guerra commerciale: non più solo USA vs Cina, ma anche USA vs Europa

Si tratta, per ora, solo di un’ipotesi più che di una realtà. Ma se davvero il presidente USA in cerca di consenso per le prossime elezioni del 2020 dovesse decidere di usare, nei confronti dei commerci dall’Europa, la stessa strategia usata per le merci cinesi, le conseguenze potrebbero essere pesanti specie per noi consumatori e lavoratori europei.  

I dazi doganali imposti alle merci europee in viaggio verso gli USA (e viceversa, di tutta risposta) si tradurrebbero in rincari dei prezzi, e i rincari dei prezzi si tradurrebbero in maggiore spesa per i consumatori così come vendite minori. Meno vendite, a loro volta, si tradurrebbero in minori guadagni per le aziende, che a loro volta genererebbero meno investimenti e meno lavoro. Con il risultato di una contrazione complessiva dell’economia. Se però tutto questo non dovesse succedere (come ci si augura) il sospiro di sollievo si tradurrebbe in un nuovo e più vigoroso slancio per i commerci, gli scambi e la produzione.

2. Il post Mario Draghi

Tra poche settimane, come probabilmente sapete, Mario Draghi concluderà il suo mandato nel ruolo di presidente della BCE. A succedergli sarà la francese Christine Lagarde.

Nessuno sa che direzione quest’ultima darà all’economia europea, anche se tutto lascia supporre che vorrà proseguire nelle operazioni di stimolo alla crescita messe in atto da Draghi con il Quantitative Easing e con il taglio dei tassi di interesse.
Dalle sue decisioni dipenderà molto della sorte dei mercati dei prossimi mesi.

3. I tagli sui tassi di interesse della Fed. Perché?

Nei prossimi mesi è previsto un taglio del costo del denaro dello 0,25% operato dalla Federal Reserve, la banca centrale americana. Perché? In linea teorica, il taglio dei tassi è una misura che si usa per ridare ossigeno alle economie in sofferenza. Eppure l’economia americana è in crescita costante (Pil +2%; quello italiano, per dire, è a 0,1% su base annua), la disoccupazione ai minimi, e la produzione interna procede. Dunque perché questa decisione?

Si tratta di una misura preventiva, per evitare traumi in caso di prossime frenate? Oppure si tratta di una misura di ulteriore slancio, fatta per approfittare al massimo dell’onda positiva? Da quello che succederà in questi ambiti, dipenderà la direzione che, finalmente, potrebbero prendere i mercati in autunno.

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Intanto, in attesa di queste risposte che decideranno la direzione dei mercati nei prossimi anni, è interessante dare un’occhiata a quello che sta succedendo sulle piazze del mondo.

Boeing, nonostante tutto, resiste

Nonostante il drammatico disastro dei 737MAX, il cui malfunzionamento del software ha provocato due terribili incidenti (quello del volo Ethiopian Airlines in cui hanno perso la vita 157 persone e quello di Lion Air, in cui la hanno persa 189 persone) e il conseguente richiamo di tutti i velivoli 737MAX già venduti e/o prenotati, la casa costruttrice di aerei americana non ha subito grandi perdite in borsa: Solo -11%.

Perché? La risposta è semplice e sta nella quasi totale mancanza di concorrenza. I costruttori di aerei, nel mondo, sono sostanzialmente 2: Boeing, americana, e Airbus, europea. Il che in tutta evidenza rende il mercato di fatto un duopolio, chiuso, privo di attori che possano avvantaggiarsi della crisi dell’uno o dell’altro.

Netflix va male

Qualcosa non torna nei conti di Netflix, che per la prima volta da quando è nata (come servizio di consegna porta a porta di DVD) e, soprattutto, da quando ha preso a produrre contenuti autonomi (il primo fu House of Cards, nel 2013) ha mostrato di essere di difficoltà: diminuiscono gli abbonati, diminuiscono i guadagni, diminuiscono le produzioni autonome. E per di più, solo poche di quelle prodotte riescono ad avere reale successo (Orange is the New Black, Stranger Things, La Casa di Carta….), mentre molti si limitano a ‘fare numero’ e vengono ignorati o quasi dal pubblico.

Certo, si tratta ancora di un’azienda più che florida, ma la diminuzione degli abbonati e dei contenuti potrebbe essere un cattivo segnale per il futuro, soprattutto in vista di nuovi concorrenti (tra tutti Disney) che si affacceranno in futuro sul mercato.

La grande questione Facebook Libra

Libra è la nuova cryptovaluta made in Facebook: se ne parla da settimane, con toni trionfalistici o pessimi. C’è chi auspica che la nuova cryptovaluta possa ridare slancio a un settore, quello della blockchain e delle monete elettroniche, che ancora non ha trovato la sua strada dopo il boom del 2017 (sgonfiatosi in pochissimo tempo), e c’è chi, invece, teme che l’ingresso di Facebook nel settore valutario possa portarvi ancora più opacità di quanta già non ce ne sia.

Inoltre, da mesi ormai, Facebook è sotto attacco di chi ne mette in dubbio la sicurezza nella gestione dei dati e della privacy degli utenti; cosa che, a detta dei detrattori del progetto, renderebbe facebook del tutto inadatta a gestire denaro. Così, il progetto che ancora non ha visto la luce è da settimane oggetto di feroci critiche e anzi, potrebbe non vedere mai la luce.

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