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Se segui la borsa, o anche solo i nostri digest, sai di certo che questa prima metà del 2019 è stata tutta all’insegna della cautela, come se i mercati fossero fermi, immobili, in attesa di capire cosa sarebbe successo da lì a poco.

In questi ultimi mesi, nessuno, in linea di massima, si è lanciato in grandi acquisti o in grandi vendite in blocco. I mercati hanno dato, per lo più, segni di stabilità: senza salire troppo, senza scendere troppo.

Ora invece, nonostante solo uno dei tre nodi che tenevano in sospeso i mercati si sia sciolto, cioè il voto delle elezioni europee (gli altri due sono la guerra commerciale USA-Cina e Brexit) qualcosa inizia a muoversi e i mercati sembrano aver ripreso fiducia nel futuro prossimo: un leggero, ma frizzante, ottimismo si sta diffondendo tra gli investitori.

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Buoni segnali

La maggior parte dei mercati principali ha ripreso a crescere in modo consistente: le azioni europee hanno guadagnato nelle ultime settimane oltre il 5%, quelle USA il 4%. La nostra Milano, dal canto suo, è sostanzialmente stabile, anzi in lieve crescita.

Anche l’occupazione, per fortuna, è in crescita, sia in America che in Europa e l’inflazione sembra restare sotto controllo. Dati buoni, che hanno rassicurato gli investitori e allontanato l’ipotesi di una nuova recessione, nonostante la politica mondiale sia ancora all’insegna dell’incertezza.

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Da dove arriva tutto questo ottimismo?


L’impressione è che i mercati inizino a essere convinti che la Federal Reserve si stia preparando a tagliare il costo del denaro. Lo stesso potrebbe decidere di fare la Banca Centrale Europea, che sembra intenzionata a  continuare a tenere basso il costo del denaro, sulla scia della politica espansiva avviata da Mario Draghi con il suo Quantitative Easing.

Se così fosse, questo potrebbe spiegare più di tutto (più delle incerte sorti del conflitto sino-americano) la ripresa di fiducia dei mercati.

E la cautela? Da dove ha origine?


La cautela che frena i mercati e li fa essere solo ‘ottimisti’ e non ‘entusiasti’ si spiega proprio con la decisione di tenere basso il costo del denaro. Se da un lato questo fa pensare che questo porti una fase espansiva, nella quale saranno avviati nuovi investimenti, nuove produzione e circolerà abbondante liquidità.

Dall’altro c’è chi teme che le Banche Centrali dovranno rendere più accessibile la moneta perché le faccende di macroeconomia potrebbero complicarsi e i tagli dei tassi di interesse potrebbero essere la cura  necessaria a contrastare un imminente rallentamento dell’economia globale.

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L’Italia: un’incognita

Occorre segnalare infine che i mercati stanno guardando con grande interesse alle cose italiane. Il fatto che dopo le elezioni europee sia ripreso il braccio di ferro tra il Governo Italiano e la Commissione Europea, con l’ipotesi che nei confronti del nostro Paese possa essere avviata una procedura di infrazione. Se così fosse, sarebbe un pessimo segnale.

I mercati però sembrano non averne particolarmente paura e, almeno per ora, reggono: lo spread è stabile, così pure lo è la Borsa di Milano. Certo se la procedura dovesse arrivare a termine (ci vorranno mesi ancora) allora le cose potrebbero peggiorare, ma non è questo il caso.

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Cosa aspettarsi da giugno?

Per sapere che piega prenderà davvero l’economia mondiale occorrerà aspettare probabilmente l’autunno ma qualcosa potrebbe già muoversi prima dell’estate. Prima di tutto, occorre guardare con attenzione all’incontro, previsto per fine mese tra Donald Trump e Xi Jinping, se le cose andranno bene, la guerra commerciale potrebbe avere una tregua, o addirittura finire.

Allo stesso modo, per quel che riguarda le faccende di casa nostra, tra poche settimane sapremo se tra governo Italiano e Commissione Europea si sarà arrivati a un accordo che scongiuri la procedura di infrazione, dando maggiore stabilità ai mercati e tenendo sotto controllo il famigerato spread.

Infine sempre in giugno sapremo se le trattative per le fusioni tra FCA e Renault potranno ricominciare e arrivare a conclusione. Se così fosse questo sarebbe benzina per i mercati europei.

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