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Se hai soldi investiti, o se vuoi investirne, e ti chiedi cosa sia successo nelle ultime quattro settimane nelle borse di tutto il mondo, abbiamo due notizie per te: una buona e una cattiva. Quella buona è che non è successo niente di clamoroso; quella cattiva è che non è successo niente di clamoroso.

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Marzo: un mese di stasi

Il fatto che i mercati siano stati sostanzialmente stabili, e che persino i guai del gigante della costruzione di aerei Boeing, non abbiano creato un terremoto, è da un lato una cosa buona, perché non ci sono state perdite, dall’altro una cosa che preoccupa molto gli analisti e gli investitori.

L’esperienza insegna che i mercati tendono a stare fermi quando non hanno fiducia nel futuro e si preparano a un periodo difficile. Un po’ come gli animali, i mercati, ‘annusano l’aria’ e sentono il pericolo arrivare, anche se ancora non sanno né cosa sarà, né da dove arriverà.

Si spiega così la grande quiete di queste ultime settimane.

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I tre fattori che turbano i mercati

A far preoccupare gli investitori, sono soprattutto tre elementi. Il primo, è l’instabilità politica presente in Europa (per Brexit e elezioni), Cina (per la guerra commerciale in atto) e Stati Uniti (sia per il conflitto con la Cina, sia per le turbolenze legate alla presidenza Trump anche se, occorre notare, il fatto che non esista realmente un legame tra Donald Trump e il RussiaGate ha aiutato i conti e evitato un terremoto).

Il secondo, è il fatto che le prime relazioni presentate dalle Banche Centrali hanno tutto l’aspetto di essere quelli di economie che si preparano a una fase di recessione, invece che di espansione e crescita: i dati europei, americani e cinesi sono in leggera flessione negativa, ma di sostanziale stasi.

Ma ancor più dell’instabilità politica e della calma piatta delle economie, a impensierire i mercati è un altro indicatore: la base monetaria globale, che non sta più crescendo.

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Il segnale più serio: meno moneta in circolazione

Nel 2018 la base monetaria globale (cioè la somma fra la valuta in circolazione e i depositi detenuti da banche) è diminuita del 2,2%; nel 2019, si prevede un'ulteriore diminuzione dell’1,6%.

Cosa significa? Significa che le banche centrali hanno smesso di immettere nuovo denaro liquido sui mercati. La storia insegna che questo è allo stesso tempo effetto e causa di una recessione. Effetto, perché indica la non fiducia delle banche centrali nel futuro economico e dunque la loro necessità di ‘mettere fieno in cascina’ con una politica di risparmio. Causa, perché nel caso in cui si verificasse una nuova crisi generata anche dal clima di sfiducia generale, i mercati si ritroverebbero in mancanza della liquidità necessaria per aprire e chiudere rapidamente posizioni in perdita.

Dunque c’è un’altra crisi in arrivo? Forse, ma non è detto.

Quando si parla di finanza e di mercati niente è mai sicuro, né definitivo.
E quello che è vero oggi potrebbe non esserlo più tra pochi giorni, a seguito di un evento improvviso che cambi gli equilibri. Per questo, anche se molti elementi portano a temere che presto le economie mondiali potrebbero entrare in recessione e potrebbe riaprirsi una fase di affanno (che ci sia augura non grave e profonda come quella del 2008), in realtà la cosa non è per nulla certa. Questo perché almeno due delle questioni che preoccupano i mercati e che abbiamo spiegato poco fa, potrebbero risolversi e dare, di nuovo, ossigeno alla finanza.

In particolare, le elezioni europee potrebbero non essere il terremoto temuto, così come la Brexit potrebbe essere rinviata a lungo, innescando una situazione positiva che darebbe fiducia ai mercati.

Allo stesso modo le banche centrali, temendo una recessione imminente, potrebbero decidere di correre un grosso rischio e scommettere sulla crescita, immettendo nuovamente liquidità sui mercati. Questo innescherebbe una reazione a catena di fiducia nei mercati e nell’economia. Ma perché questo avvenga, è necessario ci sia stabilità politica; perché ci sia stabilità politica, occorre ci sia crescita economica: è un circolo vizioso.

Il prossimo mese, vedremo com'è evoluta la situazione.

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