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Vi è mai capitato di comprare un bellissimo paio di scarpe che hanno iniziato a farvi male dalla prima uscita?

All'inizio avete pensato che bisognava solo aspettare: anche in negozio vi avevano detto che la pelle avrebbe ceduto.

Peccato che anche nelle prove successive il disagio e il dolore non sono cambiati: avete ammesso che sì, forse erano davvero troppo piccole.

Pensateci, cosa avete fatto, le avete subito regalate, vendute, o, in mancanza di acquirenti, buttate?

Penso che sia più probabile che le abbiate lasciate sullo scaffale tra le altre, dicendovi che avreste provato a rimetterle tra un po'.

Oppure cosa mi dite del costosissimo impianto stereo che avete comprato, pensando di ammortizzare il costo con i migliaia di utilizzi, e che invece è coperto da un fitto strato di polvere?

Quando vi libererete dell'uno e dell'altro?

Quando sarà trascorso un certo tempo, che la vostra mente percepirà come sufficiente ad aver ammortizzato il costo iniziale che avete sostenuto per quelle scarpe e per quello stereo: è il principio dei costi sommersi, baby!

L'effetto Concorde

La finanza comportamentale ci viene in aiuto ancora una volta, nello spiegarci che è un meccanismo spesso inconscio: in pratica, saremmo frenati dall'abbandonare un oggetto o un'impresa, anche se in perdita, in considerazione dei costi che abbiamo già sostenuto.

Viene anche chiamato "effetto Concorde", dal nome dell'aereo per la cui realizzazione è stata spesa una gran quantità di denaro, e per cui ci si è resi conto a metà del progetto che sarebbe stato poco lungimirante continuare. Si poteva già stimare che sarebbe stato in perdita, sia nella fase realizzativa sia in quella dell'utilizzo, visti i costi di manutenzione e i consumi che si prospettavano.

Eppure, indovinate un po' quale fu la decisione? Naturalmente si continuò, per i costi già sostenuti.

Un meccanismo irrazionale di cui non ci rendiamo conto

La nostra mente non avverte l'irrazionalità del meccanismo con cui si continua a perseverare in un'impresa già iniziata e che sarà un disastro dal punto di vista economico: pensa soltanto, guardandosi alle spalle, all'investimento di tempo e di denaro già fatto.

Forse vi sembrerà strano sentire che è un errore a cui sono più soggetti gli esperti rispetto ai novizi, gli adulti rispetto ai bambini: questo ci fa pensare che venga messo a tacere l'istinto, che griderebbe di scappare, a favore di un ragionamento complesso ma sbagliato.

Così, potremmo trovarci a spendere i nostri risparmi in imprese fallimentari.

Ma anche, se pensate agli investimenti, ad incaponirci nel restare sul mercato con quello strumento finanziario in perdita ormai da anni, perché pensiamo ai costi di sottoscrizione già pagati e non ci accorgiamo che le perdite rischiano di far volatilizzare ben più soldi.

I principi economici che dovrebbero valere in un'impresa dicono che i costi irrecuperabili, ai fini di un progetto, non dovrebbero essere affatto tenuti in considerazione: rischierebbero  di farci prendere decisioni sbagliate.

Dall'altro canto Paolo Legrenzi, che si occupa di psicologia cognitiva e che spesso tratta tematiche di finanza comportamentale, nel suo libro "I soldi in testa. Psicoeconomia della vita quotidiana" ci mette in guardia dal seguire in tutto e per tutto i principi della razionalità economica nella nostra vita quotidiana: a volte è impossibile ed è meglio essere consapevoli di questi meccanismi, continuando a comportarci nell'unico modo in cui possiamo: da esseri umani, che a volte si affezionano ad oggetti e a cause perse anche se questo è irrazionale.    

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